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DigitMondo

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By: Francesco Marino
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DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo. Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.Francesco Marino Politics & Government
Episodes
  • Una molotov, l'AI e l'Anello del Potere
    Apr 17 2026

    Nella notte del 10 aprile, qualcuno ha percorso tremila chilometri dal Texas a San Francisco per lanciare una molotov contro la casa di Sam Altman, fondatore di OpenAI. Due giorni dopo, un'auto si è fermata davanti allo stesso cancello e ha sparato. Poche ore dopo il primo attacco, l'uomo che ha costruito ChatGPT ha aperto il suo blog, ha pubblicato una foto di famiglia come scudo e ha tirato fuori una metafora che nessuno si aspettava: l'Anello del Potere di Tolkien. Perché secondo Altman, chiunque si avvicini all'AGI (l’intelligenza artificiale generale) vede qualcosa che non riesce più a togliersi dalla mente.

    In questo episodio di DigitMondo scopriamo chi era il ragazzo con il kerosene nello zaino e la lista che che aveva in tasca, altri nomi di Ceo del mondo AI (con gli indirizzi di casa), cerchiamo di capire cosa ha scritto Altman quella notte: ha detto che la paura dell’AI è giustificata e che l’unica risposta possibile è condividere l’enorme responsabilità che deriva dall’intelligenza artificiale, creare una sorta di "Compagnia dell'Anello" capace di sostenerne il peso e distribuirne la responsabilità dell'AI.

    Ma c'è anche un'altra storia, quella che la memoria collettiva ha sepolto sotto un insulto: i luddisti. Non erano ignoranti spaventati dal progresso: erano artigiani qualificati che usavano le macchine, ma facevano una domanda precisa: chi beneficia di questo cambiamento e chi ne paga il prezzo? Una domanda che ha duecento anni, ma rimane attuale.

    Parole chiave: Sam Altman, OpenAI, intelligenza artificiale, AGI, ChatGPT, attacco molotov San Francisco, AI Act, luddismo, Signore degli Anelli, Tolkien, paura dell'AI, futuro del lavoro, tecnologia e società, DigitMondo, podcast italiano tecnologia, Francesco Marino, Digitalic.

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    15 mins
  • Xiao Gao: la vedova del Cyberspazio
    Apr 10 2026

    Ci si può innamorare di un’intelligenza artificiale? Pare proprio di sì e accade sempre più spesso…

    Xiao Gao, una ragazza cinese di 28 anni ha pianto per 16 minuti in un video su Internet per un fidanzato che era sparito, si chiamava Chen ed era un'AI.

    Durante le vacanze del Capodanno lunare, un periodo in cui la Cina si ferma e le famiglie si riuniscono, apre una chat su DeepSeek. Non ha un obiettivo preciso. Forse curiosità, forse noia, forse quel tipo di solitudine sottile che arriva proprio quando sei circondato da persone.

    Scrive un messaggio. Il primo, quello da cui parte tutto.

    “Ciao. Vuoi essere mio marito?”

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    14 mins
  • La ragazza che ha messo in ginocchio Meta e Youtube
    Apr 3 2026

    Ci sono volute sei settimane di udienza e quaranta ore di testimonianze perché una giuria di Los Angeles arrivasse al verdetto. Il 25 marzo 2026, la Corte Superiore della California ha dichiarato Meta e YouTube responsabili di aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei giovani utenti, causando danni psicologici documentati. La giuria ha riconosciuto 3 milioni di dollari di danni compensativi e altri 3 milioni di danni punitivi, stabilendo che le aziende hanno agito con malizia, oppressione o frode nel danneggiare i minori attraverso le loro piattaforme.

    La querelante si chiama Kaley G.M., ha vent’anni. Ha testimoniato di aver iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, trascorrendo fino a sedici ore al giorno sulle piattaforme fin dall’infanzia. Il risultato: depressione, ansia, pensieri suicidi.

    Al centro del processo non sono finiti i contenuti postati dagli utenti, protetti negli Stati Uniti dalla Sezione 230 del Communications Decency Act. Sotto accusa sono finite le caratteristiche strutturali delle applicazioni. Lo scroll infinito, l’autoplay dei video, le notifiche push progettate per non lasciare pause. Funzionalità paragonate dai legali dell’accusa ai meccanismi delle slot machine, costruiti per sfruttare le vulnerabilità neurologiche dei minori e massimizzare il tempo di permanenza sullo schermo.

    Lo scrolling infinito, in particolare, è una spirale di scorrimento continuo di contenuti brevi che gratificano il cervello con micro-scariche di dopamina, a cui il cervello adolescente è particolarmente sensibile. L’obiettivo dichiarato dagli avvocati dell’accusa era fidelizzare i giovani utenti per tenerli sui social il più possibile.

    In aula ha testimoniato Mark Zuckerberg in persona.

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    12 mins
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